Dal sagrato dell’Abbazia di San Miniato al Monte di Firenze, all’interno delle iniziative di Francesco Live, si è levata un’invocazione per la pace potente, intensa, toccante. Curata dalla Pastorale Giovanile della Diocesi di Firenze, ha visto la partecipazione della Fondazione Giovanni Paolo II, attraverso due testimonianze importanti, tra cui quella di Tina Hamalaya, nostra operatrice di origine libanese. La sua famiglia è ancora a Beirut. La riportiamo integralmente. Vale la pena leggerla…
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“Pace e Bene a tutti,
sono Tina Hamalaya.
Vengo dal Libano, il Paese dei Cedri.
Una terra bellissima, affacciata sul Mediterraneo, ma oggi ferita.
Il Libano viene paragonato alla Fenice.
Un uccello meraviglioso che brucia e rinasce dalle proprie ceneri.
Post fata resurgo.
Dopo la morte, torno ad alzarmi.
La leggenda racconta che la Fenice scese sulla terra per vedere come le persone vivono, condividono la loro gioia e il loro dolore.
Si fece strada dal cielo alla terra, catturata dall’odore dell’incenso che emanava dalle montagne del Libano, così costruì il suo nido di ambra e incenso in cima ad un albero di cedro.
E quando il fuoco arrivò, non fuggì.
Scelse di restare.
Scelse di condividere la sofferenza.
è stato bruciato per scelta, condividendo il dolore e la sofferenza della gente, e si è ridotto in cenere.
Ma quella cenere non era la fine.
Era un nuovo inizio.
Dalle ceneri, la Fenice rinacque.
E per molto tempo, questa immagine ha raccontato il Libano.
Un Paese che cade… e si rialza.
Che soffre… e ricomincia.
Ma oggi voglio dirlo con sincerità:
il Libano è stanco di bruciare.
Oggi il mio Paese è in terapia intensiva,
vive la guerra ancora una volta.
Una guerra fatta di paura, distruzione, instabilità.
Io ho vissuto tre guerre.
Ma vivere questa lontana dalla mia famiglia, è un dolore ancora più grande.
Oggi, qui con voi, non voglio solo raccontare la Fenice.
Ma voglio fare un appello:
Scegliamo la pace.
Costruiamola.
Con le nostre parole.
Con le nostre scelte.
Con il nostro cuore.
Perché un popolo deve sempre rinascere dalle proprie ceneri?
Perché non può semplicemente… vivere in pace e dignità?
Insieme a voi voglio pregare,
Per il Libano,
perché smetta di soffrire e possa finalmente vivere in pace.
Per tutti i popoli in guerra,
per chi soffre, per chi ha paura, per chi ha perso tutto.
Per i giovani,
perché non si abituino alla violenza e diventino costruttori di pace.
Signore, insegnaci a essere luce nel buio,
speranza nella paura,
amore dove c’è odio.
E fa’ che il Libano, terra di cedri e di storia,
non sia più solo una Fenice che rinasce
ma un popolo che vive.
E con le parole di Gibran Khalil Gibran:
“Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia.”
Aiutaci a diventare noi… quell’alba.
Amen
Tina Hamalaya
Operatrice libanese di Beirut
della Fondazione Giovanni Paolo II
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