Gerusalemme, 1° aprile 2026
Carissimi amici della Fondazione Giovanni Paolo II,
il Signore Risorto vi doni la sua Pace!
Ci prepariamo a celebrare la Pasqua qui in Terra Santa dentro l’ennesimo conflitto che continua a segnare profondamente la vita delle persone e delle comunità. È una Pasqua attraversata dal dolore, dall’incertezza e da una stanchezza diffusa, che non è solo fisica ma anche interiore. Le conseguenze della guerra si fanno sentire in ogni ambito: economico, sociale, educativo. Le scuole sono chiuse ormai da oltre un mese, e ancora una volta registriamo l’assenza dei pellegrini, che per questa terra rappresentano non solo una risorsa economica, ma anche un segno concreto della comunione della Chiesa universale.
Guardando oltre i confini immediati, il quadro si allarga e si fa ancora più drammatico. Nel Sud del Libano oltre un milione di persone vive la condizione di profughi. In mezzo a questa emergenza, i nostri frati francescani continuano, con grande generosità e coraggio, a prestare soccorso alla popolazione, condividendo le fatiche quotidiane e cercando di essere segno di prossimità e di speranza.
Anche la Siria porta ancora le ferite profonde di anni di guerra, alle quali si aggiungono oggi nuove incertezze e instabilità che rendono fragile ogni prospettiva futura.
Eppure, dentro questo scenario così segnato dalla sofferenza, continuiamo a vivere nella fede. Anzi, proprio in questo contesto, siamo profondamente colpiti e commossi dalla fede dei nostri cristiani: una fede semplice, concreta, spesso silenziosa, ma capace di resistere, di sperare e di affidarsi anche quando tutto sembra contraddire la speranza.
È qui che il mistero della Pasqua si rivela nella sua verità più profonda. La risurrezione di Cristo non è soltanto un evento del passato, ma è un giudizio nuovo sulla storia. È il giudizio di Dio che capovolge quello degli uomini: dove noi vediamo sconfitta, Egli vede vita; dove vediamo la fine, Egli apre un futuro.
In questa terra, dove il peso della violenza e della paura è ancora così presente, la Pasqua ci chiede di cambiare sguardo, di non lasciarci imprigionare dalla logica del conflitto, ma di riconoscere i segni, anche piccoli, di una vita che continua a germogliare.
Cristo è risorto: è questa la nostra certezza. Ed è da questa certezza che nasce la forza per restare, per servire, per accompagnare e per continuare a credere che anche dentro le ferite della storia può farsi strada una speranza vera.
Con gratitudine per la vostra vicinanza e il vostro sostegno,
Fr. Francesco Ielpo ofm
Custode di Terra Santa
Qui la lettera di Fr. Ielpo alla Fondazione Giovanni Paolo II