Coltivare cooperazione: i frutti dei progetti agricoli in Libano

I progetti di sviluppo agricolo nelle cooperative sviluppati dalla Fondazione Giovanni Paolo II in Libano sono tra i protagonisti oggi di Macfrut 2026, la fiera internazionale dell’ortofrutta; al suo interno, uno spazio è dedicato a “Coltivare cooperazione: strategie agricole e cooperativismo per la resilienza del Mediterraneo”. Allo stand dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo sono stati invitati i nostri cooperanti in Libano Carlo Simonetti e Stefano Baldini per raccontare i progetti passati, presenti e futuri della Fondazione nella Terra dei Cedri.

I nostri referenti hanno incontrato il ministro italiano dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, l’omologo libanese ministro libanese Nizar Han e quello siriano Amjad Badr insieme alla direttrice del Dipartimento delle cooperative libanesi Gloria Abou Zeid.

I nostri Carlo e Stefano hanno presentato i progetti concreti della Fondazione Giovanni Paolo II in Libano e hanno partecipato a un momento importante: la firma di un protocollo d’intesa tra il governo italiano e quello libanese nel settore agricolo. Un risultato che nasce da un lavoro lungo oltre dieci anni, accompagnato passo dopo passo dalla Fondazione Giovanni Paolo II che ha contribuito a costruire e consolidare questa relazione con progetti e strategie concrete.

L’impatto sociale di questo lungo lavoro svolto è incredibile: migliaia di posti di lavoro generati nella filiera agricola, migliaia di agricoltori coinvolti, costi di produzione ridotti fino al 20%.

E poi il marchio collettivo “Fav Libano”, che consente l’accesso a mercati più remunerativi.

Gli interventi riguardano in particolare le regioni rurali e montane, cioè quei luoghi dove le sacche di povertà sono maggiori e le speranze di vita minori. Vanno dunque a impattare positivamente su quelle comunità che rischiano l’isolamento e la migrazione verso altri Paesi con i cosiddetti “viaggi della speranza”.

Un decennio di impegno da parte della Fondazione che oggi sta producendo effetti anche a livello formale e istituzionale di relazioni, ma soprattutto ha permesso di raggiungere un obiettivo molto concreto: dare ai piccoli produttori strumenti reali per integrare il reddito e sostenere le proprie famiglie, continuando a vivere e lavorare in un territorio che diventa ogni anno più complesso.