Gli auguri di questo anno li vogliamo fare con l’incipit dell’omelia del Cardinale Martini in occasione della Santa Pasqua del 1999:
“Nella Pasqua di quest’anno noi prendiamo coscienza, più che in altri anni, della distanza che ci sembra intercorrere tra il grido di gioia pasquale che proclama «Cristo è risorto dai morti, a tutti ha donato la vita» e le notizie dolorose di guerra, di profughi, di fame e di disperazione che ci raggiungono a ogni momento.
Ma proprio per questo, più che in altri anni, sentiamo di aver bisogno di un annuncio che, confrontandosi con la morte, ci dica che la morte non è l’ultimo traguardo dell’esistenza.
La risurrezione del Crocifisso ha infatti un significato e una forza che valgono per tutta l’umanità e per il cosmo intero; è come un seme gettato nell’oscurità della terra, che misteriosamente cresce e dà frutto. Con il Risorto è iniziata una grande battaglia storica tra la vita e la morte, tra speranza e disperazione, tra rassegnazione al peggio e lotta per il meglio, una battaglia che non avrà tregua fino alla sconfitta definitiva di tutte le potenze dell’odio e della distruzione.
E noi siamo cristiani perché crediamo che Gesù è risorto da morte, è vivo, è in mezzo a noi, è presente nella storia, è sorgente di vita nuova, primizia della nostra partecipazione alla natura divina e, quindi, garante della dignità umana in ogni occasione e contro ogni evidenza del male”.
Parole che hanno 27 anni, ma che risuonano oggi forti e attuali come allora.
Che sia una Pasqua di pace e di ritorno al dialogo.
Il CDA della Fondazione Giovanni Paolo II