Un silenzio che pesa: l’Istituto Effetà tra guerra, paura e speranza 

C’è silenzio dentro e fuori le mura dell’Istituto Effetà Paolo VI di Betlemme. Un silenzio anomalo, un silenzio drammatico. La scuola è chiusa per decisione delle istituzioni locali. Doveva essere una sospensione provvisoria, solo di pochi giorni, in occasione del Ramadan. Una pausa breve, come accade ogni anno in questo periodo. Ma la situazione internazionale ha cambiato tutto rapidamente. Oggi sono già passate due settimane da quando è diventato impossibile riprendere le lezioni.

“Gli unici che stanno frequentando la scuola sono i ragazzi più grandi – racconta Suor Ginetta, maestra e presenza quotidiana accanto ai bambini audiolesi della scuola -. Sono gli studenti che, se tutto andrà bene, tra poco dovranno sostenere l’esame di maturità”. Per loro la scuola resta aperta, quasi come un ultimo appiglio alla normalità. Tutti gli altri bambini, invece, sono a casa.

Le parole di Suor Ginetta arrivano come un filo sottile tra tensione, fatica e una speranza che si ostina a non spegnersi.
Le strade sono chiuse.
I check point sono aumentati.
Muoversi è diventato difficile, spesso impossibile.

La scuola ha provato a immaginare una soluzione alternativa, come tante altre realtà nel mondo: continuare le lezioni online. Ma per i bambini di Effetà non è possibile.
“Per un bambino audioleso è molto difficile – spiega Suor Ginetta -. La lettura labiale è fondamentale per poter studiare. Tramite un computer, non è fattibile”.
Guardare bene il volto dell’insegnante, cogliere il movimento delle labbra, i piccoli gesti del viso: sono strumenti essenziali per capire, imparare, partecipare. Dietro uno schermo tutto questo diventa più complicato, più faticoso.
E così lo studio si trasforma in una sfida durissima. Una fatica che si somma allo stress della situazione che tutti stanno vivendo.

Fuori dalla scuola, infatti, la realtà è altrettanto pesante. Le famiglie dei bambini vivono da anni una situazione economica drammatica. “Molti genitori non hanno lavoro da più di due anni – racconta ancora la suora -. Sono disperati. E soprattutto hanno paura”.
Paura di quello che può succedere il giorno dopo, paura per i propri figli, paura di un futuro che sembra sempre più incerto.

Eppure, nonostante tutto, l’Istituto Effetà continua a rappresentare un luogo di speranza, un posto dove i bambini possono imparare a comunicare, a esprimersi, a trovare la propria voce anche nel silenzio.
In un tempo segnato dalla guerra e dalle tensioni, la scuola resta una piccola luce accesa dietro la quale ci sono insegnanti, suore e famiglie che ogni giorno scelgono di non arrendersi.
Perché anche quando le strade si chiudono e le lezioni si fermano, il diritto dei bambini a imparare e a sognare non dovrebbe mai essere messo in pausa.

La Fondazione Giovanni Paolo II è da anni al fianco dell’Istituto Effetà e pochi mesi fa, quando ancora era possibile viaggiare, i suoi referenti sono andati in visita nella scuola rinnovando l’impegno portato avanti grazie ai nostri donatori. Un impegno che, oggi più che mai, rinnoviamo con responsabilità, speranza e il desiderio di fare qualcosa di concreto per questi bambini, per le loro famiglie, per la comunità. Un impegno concreto di pace.