Libano, la continuità di UNIFIL è una speranza concreta per la pace e la ricostruzione
di Pino Gulia
membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II
con delega alla progettazione e all’accoglienza
L’annuncio dell’impegno congiunto di Italia e Francia per garantire continuità alla presenza internazionale in Libano rappresenta una notizia positiva e incoraggiante per tutto il popolo libanese. In una fase particolarmente delicata della storia del Paese, segnata da anni di crisi economica, instabilità politica, conflitti e profonde emergenze sociali, il rafforzamento del sostegno della comunità internazionale appare una scelta non solo opportuna, ma necessaria.
La prospettiva di accompagnare il Libano anche oltre la scadenza del mandato di UNIFIL, prevista per il 2027, conferma la volontà di Italia, Francia, Unione Europea e Nazioni Unite di continuare a sostenere la sovranità e la stabilità di un Paese che occupa una posizione strategica nell’intero Mediterraneo orientale.
UNIFIL, la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite istituita nel 1978, svolge infatti un ruolo fondamentale nelle aree meridionali del Libano. La sua presenza garantisce sicurezza, favorisce il dialogo tra le parti e sostiene il lavoro dell’esercito libanese. In alcune zone prossime alla frontiera, dove le condizioni di sicurezza restano particolarmente complesse, le forze internazionali rappresentano un interlocutore essenziale e un presidio di stabilità riconosciuto dalle comunità locali.
Accanto alla funzione di sicurezza, non va dimenticato il prezioso contributo umanitario che UNIFIL ha assicurato nel corso degli anni. Attraverso il supporto alle strutture sanitarie, alle amministrazioni locali e alle popolazioni civili, oltre che mediante il sostegno all’organizzazione e alla protezione dei convogli umanitari, la missione ha contribuito in modo significativo ad alleviare le sofferenze di migliaia di persone. Per questo motivo il suo ruolo continua a essere decisivo: sarebbe impensabile lasciare il Libano senza una presenza internazionale qualificata proprio nel momento in cui il Paese cerca di avviare un percorso di ricostruzione e rilancio.
La Fondazione Giovanni Paolo II conosce profondamente la realtà libanese, nella quale opera da molti anni attraverso programmi di cooperazione internazionale realizzati in stretta collaborazione con le Chiese locali, le istituzioni del territorio e numerose organizzazioni della società civile. In particolare, i progetti promossi nel settore agricolo sono stati riconosciuti dalle stesse autorità libanesi come esperienze innovative ed efficaci, capaci di generare sviluppo economico, creare opportunità occupazionali e sostenere le comunità più vulnerabili.
Anche nelle iniziative più recenti, come il progetto “Un ponte per il Libano”, realizzato insieme alla Caritas della Diocesi di Fiesole per la raccolta e l’invio di materiale sanitario, si è rivelato fondamentale il supporto dell’Esercito italiano impegnato nella missione UNIFIL, che ha garantito il trasporto e la distribuzione degli aiuti fino a Beirut, consentendo di raggiungere tempestivamente le persone e le strutture maggiormente bisognose.
Proprio nel Sud del Libano, una delle aree maggiormente colpite dalle recenti tensioni e dall’invasione dell’esercito israeliano, la Fondazione aveva avviato un importante progetto di cooperazione agricola, attualmente sospeso a causa dell’aggravarsi della situazione sul terreno. È un esempio concreto di come l’instabilità e i conflitti finiscano per compromettere percorsi di crescita e riscatto costruiti con pazienza e partecipazione.
Nel tempo, inoltre, la Fondazione ha promosso numerosi interventi in ambito sanitario e sociale, contribuendo a sostenere le fasce più fragili della popolazione. Oggi, purtroppo, la vulnerabilità economica e sociale interessa una parte sempre più ampia della società libanese, rendendo indispensabile il lavoro delle organizzazioni umanitarie e della cooperazione internazionale.
L’impegno annunciato da Italia e Francia assume quindi un significato che va oltre la dimensione politico-diplomatica: rappresenta un messaggio di vicinanza a un popolo che da troppi anni conosce guerre, distruzioni, instabilità e sofferenze. Per chi, come la Fondazione Giovanni Paolo II, opera quotidianamente accanto alle comunità locali, questa decisione costituisce un segnale concreto di speranza e fiducia nel futuro.
La continuità dell’azione di UNIFIL, sostenuta dall’impegno dei governi italiano e francese, potrà infatti favorire condizioni di maggiore sicurezza, indispensabili per la ripresa dei progetti di cooperazione e per il rafforzamento delle iniziative di sviluppo umano e sociale. Significa offrire alle organizzazioni umanitarie la possibilità di continuare a operare sul territorio e di condividere con il popolo libanese, soprattutto con i più poveri e fragili, una prospettiva di pace, dignità e speranza. In una regione segnata da troppe divisioni, la presenza della comunità internazionale resta un elemento essenziale per costruire ponti di dialogo e sostenere concretamente il futuro del Libano.
In foto: la recente consegna in Libano del materiale igienico frutto della campagna straordinaria di raccolta organizzata dalla Fondazione Giovanni Paolo II con il supporto della Caritas diocesana di Fiesole, del Movimento dei Focolari e la collaborazione dell’Aeronautica Militare, che ha provveduto al trasporto