Diventare ciò che ancora non siamo

Editoriale di Luigino Bruni, Professore di Economia, Lumsa, Roma, e Presidente della Scuola di Economia Civile

 

Ogni organizzazione, prima o poi, è chiamata a fermarsi e a porsi una domanda fondamentale: cosa siamo? Ma ce n’è un’altra, forse ancora più importante: cosa vogliamo diventare?
È da questa seconda domanda che nasce il Piano Strategico 2026-2031 della Fondazione Giovanni Paolo II, realizzato insieme alla Scuola di Economia Civile e al supporto del prof. Ivan Vitali.

L’identità, infatti, non è qualcosa di immobile. Non è una fotografia da conservare, ma una storia che continua a essere scritta. Spesso sento dire: “Voglio essere me stesso”. È un’affermazione comprensibile, ma la vera sfida è un’altra: diventare il meglio di ciò che possiamo essere. Non basta custodire ciò che siamo oggi; occorre avere il coraggio di crescere, di cambiare, di lasciarsi guidare da un futuro ancora da costruire.

Il Concilio Vaticano II ha espresso questa tensione con una delle sue categorie più feconde: il “già e non ancora”. Viviamo dentro questa dinamica. C’è un’identità che abbiamo ricevuto e c’è un’identità che siamo chiamati a realizzare. Anche una fondazione vive in questo spazio, sospesa tra la fedeltà alle proprie radici e la capacità di rispondere alle sfide del tempo presente.

Per questo è importante anche il modo in cui raccontiamo ciò che facciamo.

C’è un celebre racconto che viene attribuito a Charles Peguy che parla di tre uomini intenti a spaccare pietre. Al primo viene chiesto cosa stia facendo e risponde: “Spacco pietre”. Il secondo dice: “Sto costruendo un edificio”. Il terzo risponde: “Sto costruendo una cattedrale”.
Il lavoro è lo stesso. Cambia il significato.

La narrazione non serve ad abbellire la realtà; serve a renderne visibile il senso. E oggi questo è ancora più necessario, perché il mondo è cambiato profondamente. Anche la Terra Santa, cuore della missione della Fondazione Giovanni Paolo II, non è più quella che conoscevamo soltanto pochi anni fa. È diventata uno dei luoghi in cui si decide il futuro del nostro tempo. Raccontarla significa aiutare a comprendere la complessità del presente e il valore di una presenza che continua a costruire dialogo, sviluppo e speranza.

Questo Piano Strategico nasce proprio da qui: dalla volontà di rendere più chiara l’identità della Fondazione, non solo per dire chi è oggi, ma soprattutto per indicare la direzione verso cui desidera camminare nei prossimi anni.

C’è poi un’altra consapevolezza che il Piano pone al centro: il valore delle relazioni.
Spesso si pensa che volontari e donatori agiscano soltanto per altruismo. La realtà è più ricca e più vera. Chi dona tempo, competenze o risorse cerca anche qualcosa in cambio: non un vantaggio personale, ma un significato condiviso, relazioni autentiche, fiducia, riconoscimento. Cerca di sentirsi parte di una comunità e di un progetto.

Lo stesso vale per chi sceglie di sostenere economicamente un’organizzazione. Oggi nessuno è semplicemente un finanziatore esterno. Le persone desiderano partecipare, conoscere, condividere una visione. La donazione nasce da una relazione di reciprocità, nella quale tutti ricevono qualcosa: chi offre il proprio sostegno e chi lo accoglie.

Per questo il Piano Strategico non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso. Uno strumento per aiutare la Fondazione Giovanni Paolo II a leggere il presente, ad affrontare con lucidità le sfide del futuro e a continuare a essere fedele alla propria missione, con uno sguardo sempre aperto al “non ancora”.

Perché ogni organizzazione vive davvero quando continua a crescere. E la crescita più autentica consiste proprio in questo: diventare ciò che ancora non siamo, senza smettere di essere fedeli a ciò che ci ha fatto nascere.

Scarica il Piano Strategico 2026-2031

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