Una nuova casa: dall’accoglienza all’autonomia

di Christine Hazboun
operatrice dell’accoglienza

Accogliere è prima di tutto accompagnare. Accompagnare verso una ritrovata pace, verso una ripartenza, verso l’indipendenza.
La storia di Baraka, Munia e del piccolo Ayo (nomi modificati per tutelare la loro privacy) racconta in maniera concreta cosa significa per la Fondazione Giovanni Paolo II “accoglienza”.

Abbiamo incontrato la famiglia dopo un lungo viaggio iniziato in Costa d’Avorio e proseguito in Tunisia. Il 19 luglio 2023, quando il bambino aveva appena un anno e mezzo, sono arrivati in Italia. Dopo un primo periodo in un centro di accoglienza nel Casentino, nell’ottobre dello stesso anno sono entrati nel progetto di accoglienza della Fondazione a Bethesda, a Villa Pettini a Montevarchi.

Da quel momento è iniziato un percorso fatto di piccoli passi quotidiani, spesso invisibili agli occhi di chi guarda da fuori, ma decisivi per costruire autonomia e stabilità. La famiglia è stata accompagnata gradualmente nell’inserimento nel territorio, nella comunità locale e nella vita di tutti i giorni.

Baraka ha iniziato presto un’esperienza lavorativa in un’importante impresa edile della zona. Nei primi mesi ha partecipato anche alle attività dell’orto sociale di Qoelet, un’attività pensata per acquisire competenze pratiche e avvicinarsi al mondo del lavoro. Dopo circa sette mesi nel progetto di accoglienza, è arrivato un traguardo importante: un contratto stabile di apprendistato.

Nel frattempo, anche Munia e il piccolo Ayo hanno avviato il loro percorso di integrazione. Mentre il bambino frequenta la scuola, la mamma ha seguito corsi di lingua italiana insieme ai volontari del Punto Famiglia di Villa Pettini, ottenendo anche la certificazione HACCP. Ha partecipato inoltre agli incontri di educazione domestica ed economia familiare organizzati dalla Fondazione, momenti concreti per comprendere meglio la vita quotidiana in Italia: dalla gestione della casa alle spese familiari, fino all’organizzazione economica.

Con il costante supporto degli operatori della Fondazione Giovanni Paolo II e dei volontari del Punto Famiglia Villa Pettini, la famiglia è stata sostenuta anche attraverso percorsi di sostegno psicologico, accompagnamenti ai servizi del territorio e attività per conoscere meglio le città vicine e la realtà locale. Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che spesso passa dall’aiuto nella compilazione di un modulo, dalla spiegazione di una pratica sanitaria o dalla presenza accanto a una persona che deve orientarsi in un sistema completamente nuovo.

Nel luglio 2025 è arrivato un altro passo importante: l’uscita dal progetto di accoglienza e il trasferimento in una casa indipendente a Montevarchi, trovata grazie anche al supporto del datore di lavoro di Baraka. Anche in questa fase la Fondazione è rimasta accanto alla famiglia, aiutandola nella lettura del contratto di affitto, nella ricerca dei mobili e nell’organizzazione della nuova abitazione.

L’accompagnamento verso l’autonomia è proseguito soprattutto sul piano burocratico: rinnovo dei documenti, pratiche scolastiche, tessere sanitarie, scadenze amministrative. Aspetti che per molte famiglie straniere rappresentano ancora oggi una delle difficoltà più grandi. Per questo è stato preparato anche un documento riepilogativo con informazioni utili e indicazioni pratiche da consultare nel tempo.

Ma il rapporto non si è interrotto con la fine dell’accoglienza: Baraka, Munia e Ayo continuano a tornare spesso a Villa Pettini per incontrare i volontari del Punto Famiglia, gli operatori e le altre famiglie conosciute durante questi anni. Munia prosegue il suo corso di italiano, partecipano alle attività comunitarie, agli incontri di Natale, alle uscite e ai momenti del “Porta e Prendi”, mantenendo vivi legami che nel tempo sono diventati autentiche relazioni.

Oggi la famiglia guarda avanti: Munia è in attesa di una bambina e presto la loro casa si riempirà di nuova vita. È una gioia collettiva che arricchisce un’esperienza di accoglienza: non soltanto offrire un posto dove stare, ma aiutare le persone a costruire un futuro. Un futuro che ha lo sguardo entusiasta di Ayo, dolce di mamma Munia, determinato di Baraka e tra poco anche quello di una nuova vita nata in Italia.