Una casa nel cuore di Antella, ma soprattutto una rete di persone, servizi e associazioni per accompagnare una famiglia di Gaza in fuga dalle bombe nel suo nuovo percorso di vita in Italia.
Da tempo stiamo lavorando per poter accogliere altre famiglie provenienti da casa in cerca di salute per i loro figli, di un tetto, di speranza e di futuro.
Abbiamo trovato la disponibilità del Comune di Bagno a Ripoli: nei prossimi giorni (appena saranno sistemati alcuni dettaglinell’immobile) una giovane mamma con i suoi 4 figli e il nonno entrerà in un appartamento di proprietà comunale nella frazione di Antella.
Uno dei bambini, che ha riportato una grave disabilità motoria in seguito a un bombardamento, è seguito dall’AOU Meyer Irccs.
Grazie alla collaborazione di tante realtà associative del territorio che da subito si sono messe a disposizione, si sta formando una rete territoriale di accoglienza che coinvolgerà la scuola, in particolare l’Istituto comprensivo “Antonino Caponnetto”, i servizi sanitari, il mondo del volontariato e dell’associazionismo. Ma anche attività sportive e realtà educative. Tra i soggetti che hanno già manifestato la propria disponibilità ci sono oltre al Calcit, la Misericordia di Antella, la Croce Rossa Bagno a Ripoli, la Fratellanza popolare di Grassina, la Caritas e il doposcuola di Antella.
Particolare attenzione sarà dedicata ai minori: l’inserimento scolastico rappresenta una delle priorità, sono già in corso le verifiche per il loro ingresso nelle scuole del territorio. Saranno inoltre individuate soluzioni specifiche per garantire gli spostamenti del bambino con disabilità motoria. Fondamentale sarà anche l’apprendimento della lingua italiana per gli adulti e la possibilità di creare occasioni di socializzazione e relazione, attraverso attività sportive, culturali e di volontariato.
Come Fondazione Giovanni Paolo II, in collaborazione con la Prefettura di Firenze, da ottobre scorso stiamo già ospitando altre tre famiglie con figli provenienti dalla Striscia di Gaza: in tutto 14 persone, di cui 8 minorenni, vivono nella canonica della comunità parrocchiale di Sant’Agata in Arfoli col sostegno del Comune di Reggello.
Come per loro, anche per la famiglia palestinese accolta a Bagno a Ripoli, i nostri operatori si occuperanno di tutte le questioni burocratiche, saranno un punto di riferimento costante nelle necessità quotidiane dei bambini e degli adulti. Al fianco della famiglia, ci sarà un’operatrice di origine palestinese e di grande esperienza nei progetti di accoglienza, che farà anche da mediatrice linguistica e culturale.
Operatori e volontari della Fondazione organizzeranno iniziative di apertura e conoscenza della comunità, favorendo occasioni di incontro, conoscenza reciproca e una reale integrazione.
Nei locali del Meyer è stato firmato tra Comune di Bagno a Ripoli e Fondazione Giovanni Paolo II il protocollo di collaborazione per disciplinare l’utilizzo dell’immobile, il coordinamento degli interventi e la collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti. Presenti accanto alla famiglia, il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti, il presidente della Fondazione Giovanni Paolo II Damiano Bettoni, la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop, il direttore generale del Meyer Federico Gelli.
“Grazie alla disponibilità del Comune di Bagno a Ripoli e dell’associazionismo locale, possiamo accogliere una nuova famiglia di tante che, da Gaza, hanno bisogno di un luogo sicuro dove poter ripartire. Lavorare in rete, come stiamo realizzando in questo territorio, significa “accogliere” nel vero senso della parola. Non significa soltanto offrire un tetto, ma creare le condizioni perché una persona, dopo il dolore, la distruzione e la malattia, possa tornare a immaginare un futuro. Le famiglie di Gaza che da un anno ormai ospitiamo a Reggello ci stanno insegnando, con i loro sorrisi e la loro caparbietà, cosa significhi voler tornare a vivere, crescere i propri figli in salute e costruire un progetto di vita. È questo che rende merito all’importante e spesso faticoso impegno della Fondazione Giovanni Paolo II nell’accoglienza concreta in Italia e nei progetti di cooperazione in Terra Santa e nei luoghi dove c’è più bisogno. Sperare non significa essere ingenui né dimenticare il dolore. Significa ricordarlo e attraversarlo, per poter tornare a guardare avanti, verso un futuro di vita e di indipendenza” ha detto Damiano Bettoni, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II.
Scuola, salute, lingua italiana, mobilità, socialità: tanti tasselli diversi per costruire, passo dopo passo, le condizioni per una vita autonoma e una vera integrazione.
Grazie a chi ha saputo allargare le braccia per accogliere chi ha diritto a un futuro di pace e speranza.