“Per la pace, non ci arrendiamo”. La testimonianza di padre Ielpo

“Come cristiani non ci arrendiamo. Sappiamo che la pace è il risultato di un nuovo cammino e che è importante sensibilizzare i cuori, affinché ognuno possa, nel suo piccolo, contribuire a una pace giusta e duratura e diventare operatore di pace”. Lo ha detto padre Ielpo, Custode di Terra Santa, durante l’incontro “Nonostante tutto, speranza“, organizzato al convento del Monte alle Croci di Firenze dalla Fondazione Giovanni Paolo II insieme alla Custodia di Terra Santa Toscana.
“Un’occasione per tenere viva l’attenzione sulla Terra Santa e sulla comunità cristiana che vive nella terra della liberazione, dove nasciamo come Chiesa e come cristiani. Questo popolo e questa terra hanno bisogno di sentire la vicinanza e il supporto del mondo e l’abbraccio della Chiesa universale, in un momento difficile che si protrae da tanto tempo e che mina alla radice la speranza, il sogno di un futuro per i figli e la possibilità della pace” ha detto.

Nel dialogo con Giampaolo Marchini, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, padre Ielpo ha raccontato la situazione attuale della Terra Santa, soffermandosi sulle prospettive future e sulle necessità più urgenti di una popolazione che vive le conseguenze di una guerra la cui portata distruttiva, nel breve e nel lungo periodo, è difficile da comprendere pienamente anche da lontano.

Il giornalista di Avvenire Nello Scavo, grande conoscitore delle dinamiche in Medio Oriente, intervistato da Simone Pitossi, direttore di Toscana Oggi, ha tracciato uno scenario che affonda le proprie radici nel passato e si proietta verso il futuro, con uno sguardo ai cambiamenti in corso sul piano internazionale e alle possibili conseguenze sulle condizioni della regione.

L’incontro, ospitato nel chiostro del convento del Monte alle Croci grazie all’accoglienza della comunità e del Commissario della Custodia di Terra Santa per la Toscana, fra’ Matteo Brena, è stato anche l’occasione per ribadire l’impegno concreto della Fondazione Giovanni Paolo II in Terra Santa, attraverso la sua sede nella città Betlemme e diversi progetti di cooperazione già attivi, e in Italia, con il programma di accoglienza rivolto alle famiglie provenienti dalla Striscia di Gaza per motivi sanitari.

“Attualmente sono ospiti del nostro progetto di accoglienza tre famiglie a Reggello e una è in arrivo a Bagno a Ripoli – ha ricordato il presidente della Fondazione Giovanni Paolo II Damiano Bettoni –. Ma sono sempre più numerose le persone che hanno bisogno di un sostegno concreto, di integrazione, di futuro e di speranza”. Una speranza che, ha sottolineato Bettoni, non significa ignorare il dolore, ma attraversarlo: “Una speranza non ingenua, ma di chi continua a credere che il dialogo sia possibile e che la presenza cristiana in Terra Santa abbia ancora una missione fondamentale per il mondo intero. La speranza di chi, come Giorgio La Pira, sapeva ripetere: “Spes contra spem”. Sperare contro ogni speranza”.

Al termine dell’incontro, padre Ielpo, insieme a fra’ Matteo Brena e al vescovo emerito di Grosseto, monsignor Rodolfo Cetoloni, ha innalzato una preghiera per la pace davanti all’altare in pietra proveniente da Taybeh, l’antico villaggio identificato con Efraim.
“È importante pregare per il dono della pace – ha detto Ielpo -: non è mai soltanto il risultato di una strategia politica o di una mediazione. Quella a cui aneliamo è un dono che viene dall’alto, il dono che il Risorto ha portato sulla Terra e su cui si fonda la nostra speranza”.