Da Gaza alla Toscana con lo sguardo dei testimoni

A Reggello tre famiglie arrivate dalla striscia di Gaza hanno trovato un luogo dove fermarsi, curare i propri figli e provare a ricostruire, lontano dalla guerra, una quotidianità possibile. Alaa e Wesam vivono qui dall’inizio di ottobre 2025 insieme ai loro quattro figli, tre dei quali minorenni. La seconda figlia ha bisogno di cure continue che a Gaza non poteva più ricevere. I ragazzi hanno iniziato a frequentare le scuole medie e superiori del territorio, mentre la figlia maggiore si sta iscrivendo all’Università. Anche per i genitori è iniziato un nuovo cammino: stanno imparando l’italiano, con l’obiettivo di raggiungere una maggiore autonomia e poter trovare un lavoro. A metà novembre sono arrivati mamma Islam e il piccolo Qasem, cinque anni. Anche in questo caso il viaggio verso l’Italia è stato legato alla necessità di garantire al bambino cure vitali che nella Striscia di Gaza non era più possibile assicurare. La terza famiglia è arrivata a dicembre. La più piccola aveva appena tre mesi. Con lei sono arrivati i genitori e i tre fratellini, di cinque, quattro e due anni. Hanno potuto lasciare Gaza grazie a un passaporto sanitario ottenuto per le condizioni critiche della bambina, nata prematura dopo meno di sette mesi di gestazione e con un grave problema di salute. In una terra devastata dalla guerra e dove anche l’assistenza sanitaria di base è diventata estremamente difficile da garantire, la sopravvivenza di questi ragazzi era appesa a un filo. Grazie al corridoio sanitario attivato dalla cooperazione internazionale per i casi più gravi, i minori sono riusciti a raggiungere l’Italia insieme ai genitori e ai fratelli, accompagnati da un’équipe medica. Presi in carico all’AOU Meyer IRCCS di Firenze, oggi sono salvi e sempre sotto le costanti cure dei medici italiani. La piccola comunità di Sant’Agata in Arfoli ha aperto le proprie porte e, insieme alla parrocchia guidata da don Roberto Brandi e alla Fondazione Giovanni Paolo II, ha costruito intorno alle famiglie una rete di persone e realtà del territorio. Non soltanto un tetto, quindi, ma un sostegno concreto nella vita di ogni giorno. I volontari si sono impegnati nell’insegnamento dei primi elementi della lingua italiana, nella gestione delle necessità quotidiane, nell’organizzazione degli spostamenti e nell’inserimento dei bambini nella scuola e nella vita del paese. Un frigorifero pieno, un passaggio in auto (che si è trasformato anche nel dono di un mezzo da parte di un cittadino), una lezione di italiano, un pomeriggio insieme diventano così parte di un progetto più ampio: aiutare queste famiglie a ritrovare progressivamente autonomia e normalità. Per i bambini significa poter tornare a studiare, giocare e crescere in un ambiente sicuro. Per gli adulti significa imparare la lingua, costruire relazioni e prepararsi a un futuro nel quale poter lavorare e trovare, quando sarà possibile, una propria sistemazione. È trascorso un anno da quel primo arrivo e dalle prime porte aperte della comunità di Sant’Agata in Arfoli. Un anno nel quale tre famiglie hanno trovato in questo piccolo paese del Valdarno un luogo dove fermarsi dopo essere fuggite dalla morte e dalla distruzione. Ora saranno proprio loro a raccontare questa esperienza in un momento di incontro che la Fondazione Giovanni Paolo II propone per raccontare quanto è stato fatto e, insieme, riportare l’attenzione sulla situazione della Terra Santa e sulle condizioni delle popolazioni che continuano a vivere le conseguenze della guerra. “Con lo sguardo dei testimoni” , sabato 26 settembre alle ore 10.30 nella chiesa di Sant’Agata in Arfoli, a Reggello, vuole offrire alla comunità un’occasione di riflessione attraverso la testimonianza diretta di chi opera quotidianamente in Terra Santa e di chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze del conflitto. Dopo i saluti del sindaco di Reggello Piero Giunti e l’introduzione di don Roberto Brandi, parroco dell’unità parrocchiale di Reggello e Cascia, la situazione in Terra Santa sarà raccontata da padre Ibrahim Faltas, membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II, suo legale rappresentante in Terra Santa e direttore delle Scuole della Custodia di Terra Santa. Porterà la sua testimonianza diretta su quanto sta avvenendo in Palestina, a Gaza e in Cisgiordania, ma anche in Libano e in Israele. Accanto a lui ci saranno le famiglie ospiti di Sant’Agata, che potranno raccontare la propria esperienza e il percorso iniziato in Italia. A condurre il confronto sarà Riccardo Bigi, redattore di Toscana Oggi. La presenza di padre Ibrahim e la voce delle famiglie permetteranno di guardare alla situazione della Terra Santa non soltanto attraverso i numeri e le cronache del conflitto, ma attraverso le storie delle persone. Storie di malattia e di cura, di guerra e di fuga, di perdita e di paura, ma anche di legami e di possibilità. Perché dietro ogni famiglia arrivata da Gaza c’è una storia che continua. E a Reggello, da un anno, quella storia ha trovato persone disposte ad ascoltarla e ad accompagnarla.